No, il fotografo no! Contro il nuovo rito della cena con liberatoria inclusa

Sottoporsi al rito della liberatoria è anche la nemesi di una società che ha costruito il suo sistema dei valori sulla presunta sacralità della privacy, ma non sa che farsene e come difenderla. E, soprattutto, è pronta a rivendersela per un certificato di esistenza. Un “addio alle armi della logica”, direbbe Michele Serra, che fa venire nostalgia del grido apotropaioco di Nanni Moretti: “No, il fotografo no!”. (la foto è tratta dal sito di Dagospia)
"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"
